il venditore

Scritto il & salvato in Il criticone.

Per fare bene un qualsiasi mestiere, o anche per esercitare bene qualsiasi arte o professione sono necessari ed indispensabili una serie di ingredienti propedeutici che partono da un livello almeno accettabile di istruzione ed un sufficiente grado di cultura generale e che vanno affiancati, nell’ordine, alla passione, alla determinazione, alla predisposizione al sacrificio ed alla predisposizione ad accogliere la dea bendata. Successivamente, una volta iniziato il percorso professionale, qualunque esso sia, per migliorare sempre di più al fine di poter meglio competere sul mercato, potrebbe non bastare fidarsi del valore aggiunto rappresentato dal bagaglio di esperienza accumulata per cui l’aggiornarsi ed il confrontarsi anche con coloro che esercitano la stessa attività non può che migliorare la propria professionalità con le ovvie ripercussioni sull’aspetto finanziario. Non sfugge a questa regola neanche la politica tant’è vero che il presidente on. Silvio Berlusconi, profondo conoscitore di  logiche e dinamiche aziendali, all’indomani della vittoria elettorale del partito da lui stesso fondato solo qualche mese prima, e siamo nell’aprile dell’anno 1994, pensò bene di mandare a “scuola di politica” gli eletti del partito stesso che, sebbene gli stessi fossero ampiamente titolati in ambito culturale, accademico ed anche aziendale, non avevano, almeno a parere dello stesso on. Berlusconi, sufficienti basi di “cultura politica”. Il risultato, a parte il cambio del nome originario, è che a distanza di quasi vent’anni, la formazione politica voluta da Berlusconi, unitamente a tanti suoi rappresentanti ed uomini di punta, esiste ancora al contrario di tante altre formazioni, nate anch’esse in questo periodo, e che ad oggi sono scomparse come neve al sole unitamente ai suoi uomini di punta che si godono, e si godranno per il resto dei loro giorni, il vitalizio che generosamente si sono “guadagnati”. Ovviamente questa è una pura e sola analisi di un risultato e lo stesso non viene per niente correlato, in qualsiasi modo, ai contenuti politici sia delle formazioni politiche superstiti che delle formazioni politiche scomparse. Questo percorso, costellato da tanti successi, è stato possibile anche perché nell’uomo Berlusconi, venditore per eccellenza, non solo sono residenti tutti gli ingredienti “del fare bene”, ma anche perché gli stessi ingredienti  sono stati abilmente mescolati ed amalgamati. L’esempio più tangibile della sua innata arte è rappresentato dall’annuncio, sensazionale per alcuni, di promettere di eliminare l’I.C.I. in caso di sua elezione confermando ulteriormente, alla luce del risultato elettorale, l’importanza del “saper vendere”. In effetti il venditore, termine inteso nella più generale accezione che alcuni lo considerano come professionista, è parte integrante dell’ossatura portante di qualsiasi  attività il cui successo, paradossalmente, non dipende dalla qualità di ciò che si produce ma dipende dalla quantità di ciò che si riesce a vendere! Alcuni guru della vendita sostengono, in maniera piuttosto elementare, che per avere successo bisogna vendere quello che gli altri vogliono acquistare e non quello che si vuole imporre, e questo a prescindere sia della reale esigenza dell’acquirente che della qualità dei prodotti. Traducendo elementarmente: se l’acquirente che abita al centro di una città è convinto che gli serve, magari per andare a lavorare nella fabbrica che dista solo trenta kilometri, un fuoristrada da sei posti, non è affare del venditore di successo fargli presente che può ottenere lo stesso risultato con un auto più economica e che gli costa, sia in termini di acquisto che in termini di manutenzione molto meno, bisogna solo assecondare il suo desiderio e vendergli l’auto che vuole ma che, probabilmente, non gli serve. D’altronde sono tanti i casi che, ispirandosi integralmente ad Og Mandino, da tanti riconosciuto come il più grande scrittore motivazionale al mondo, che nel suo best seller “il più grande venditore del mondo” si ispira a principi di amore e saggezza, non riescono a convincere ad acquistare l’utilitaria minando, a volte irrimediabilmente, anche la possibilità di vendita del fuoristrada. Oggi giorno l’antipolitica, intendendo per tale la politica alla quale si ispirano nuovi movimenti in aperto contrasto con i partiti storici,  e mai come adesso rappresentata, accusa i rappresentanti del popolo di arricchirsi con stipendi (e prebende di ogni tipo abilmente camuffate) alti non in linea con il clima di austerità vigente: ma vuoi vedere che per vincere le elezioni basta propagandare la riduzione ad un quinto degli emolumenti, e dico emolumenti e non solo stipendi, dei parlamentari? Tanto poi una volta eletti, e con questa promessa elettorale quasi certamente anche a larga maggioranza,  si potrà innanzitutto governare con il volere del popolo e senza tecnici dal pedigree “importante” e legiferare in maniera da consentire ai parlamentari di incassare, non di stipendio, ma di altro, qualche decina di migliaia di €uro al mese per ricompensa del taglio subito, con buona pace dei creduloni. D’altronde l’I.C.I., recentemente abolita per promessa elettorale, si è ripresentata poco dopo in veste di I.M.U.; la volontà espressa per referendum del popolo di eliminare il finanziamento pubblico ai partiti è stata immediatamente rispettata, solo che qualche giorno dopo è nato il “rimborso elettorale”! Sempre Og Mandino divide gli uomini in tre categorie: i saggi, ovvero coloro che imparano dalla propria esperienza; i fortunati, ovvero coloro che imparano dall’esperienza altrui e gli sciocchi, ovvero coloro che non imparano nè dalla propria esperienza nè dall’esperienza altrui: mi verrebbe da chiedere ad Og Mandino non in quale categoria  collocherebbe i nostri politici, ma in quale categoria collocherebbe gli elettori …

l’equità dell’Italia

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In questo periodo un grande risalto, da parte della stampa scritta e parlata, viene giustamente riservato ai drammi che vedono come protagonisti o vittime cittadini che, chi più e chi meno, convivono con situazioni economiche non proprio floride. Purtroppo si apprende di gesta, anche estremi e con epiloghi a volte tragici, salvo poi scoprire  che i protagonisti sono nostri vicini di casa. Si assiste inermi, salvo a discuterne  accademicamente in salotto, a suicidi di  imprenditori,  lavoratori ed ex  lavoratori;  oppure a gesta eclatanti di sequestro di persona con relativa minaccia  a mano armata. Ma qual è il filo conduttore di tutti questi eventi? Necessità di moneta per onorare scadenze che nel tempo si sono trasformate in debiti. Ed a questo punto, quando il debito è, o almeno dovrebbe essere, accertato, entra in gioco equitalia, che a volte viene descritta come società privata ed a volte viene invece descritta come società pubblica. Agli occhi dei cittadini, pubblica o privata che sia, è una società la cui solo pronuncia del nome anziché generare fiducia mette ansia e preoccupazione. Comunque, tanto per chiarezza, è definita una società pubblica il cui capitale sociale è detenuto dall’agenzia delle entrate per il 51% e dall’INPS per il restante 49% ed è utilizzata dalla pubblica amministrazione per la riscossione dei crediti che la stessa  vanta verso i cittadini. E così il direttore dell’agenzia delle entrate, una volta che, almeno secondo lui, ha accertato che il cittadino deve versare delle imposte non fa altro che telefonare al presidente di equitalia conferendogli mandato per il recupero. Ed ecco che l’importo originario lievita perché, e questo è inquietante, equitalia richiede al cittadino,  che tante volte potrebbe essere anche ignaro della sua posizione debitoria o presunta tale, una serie di costi aggiuntivi a partire dai diritti di notifica. E se il cittadino non viene a conoscenza della richiesta di equitalia? Semplice, si troverà una ipoteca di primo grado sul suo immobile ed una seria minaccia di vendita all’asta se il debito, o presunto tale, non viene onorato nel giro di un breve lasso di tempo. Si potrebbe, giustamente, dibattere a lungo su questo abituale modus operandi di equitalia, ma fin tanto che queste procedure sono legali, come in effetti lo sono, il tempo del dibattito è di fatto tempo perso. Ma cosa succede se equitalia, pur applicando le procedure consentite, provoca un danno al cittadino che, per esempio, potrebbe essere nella condizione, legale, di non dover corrispondere quelle somme richieste perché non dovute? Non succede assolutamente  niente perché questi signori, ed a questo punto non si parla più di equitalia in quanto entità astratta ma di equitalia come impiegati e/o funzionari che di fatto hanno in mano il destino del cittadino, lavorano con la presunzione di avere di fronte non cittadini onesti e sfortunati ma cittadini disonesti e furbi. In alcuni casi le gesta dei cittadini sono diventate eclatanti proprio perché da parte di equitalia, o meglio dei suoi impiegati e/o funzionari, non ci sono state risposte esaustive a drammi che si stavano consumando anche per colpa loro. Se lo sbaglio, indipendentemente se esso sia volontario o involontario, è ammesso, dovrebbe essere ammessa anche la punizione e questo indipendentemente da chi lo sbaglio lo fa, invece se a sbagliare sono i personaggi di equitalia, nessuno paga. Un immobile pignorato  senza ragione ? pazienza … una autovettura sottoposta a fermo amministrativo senza che gli estremi  lo consentano ? può succedere … Sarei curioso di conoscere quanti dipendenti e funzionari di equitalia sono stati o sono perseguiti per imposte non pagate, visto che uno sbaglio può capitare a chiunque. Una qualsiasi azienda per riscuotere un credito ACCERTATO da un suo cliente, pur facendo salti mortali non sempre riesce a vedere riconosciute le sue ragioni e quando questo avviene, solo successivamente ci si rende conto che forse era meglio rinunciare al credito; riguardo poi ai costi aggiuntivi non sempre, anzi quasi mai, si riconoscono come validi gli oneri che per equitalia sono validi, chissà perché! Ho in questo momento sotto mano due cartelle di equitalia (per equità, visto che si parla di equitalia, hanno notificato due cartelle uguali come importo finale ma una destinata a  me al mio attuale domicilio ed una destinata a mia moglie convivente ma al vecchio domicilio) che reclama, per ognuna delle quali e per conto dell’Ufficio del Giudice di Pace di Salerno, la somma di €uro 27,88 comprensivi dei diritti di notifica di €uro 5,88: ma tutti gli impiegati degli uffici del giudice di pace non avrebbero potuto dire direttamente a me ed a mia moglie  che dovevamo corrispondere ognuno un onere di soli 22,00 €uro ? Io avrei risparmiato (dico io perché nella mia famiglia solo io sono portatore di reddito) 11,76 €uro ma principalmente non avrei corso il rischio di vedermi assalire da solerti funzionari di equitalia, e poco importa che solo per un caso fortuito sono venuto a conoscenza della cartella intestata a mia moglie. E pensare che la parola equitalia, pronunciata in maniera astratta, porterebbe a pensare ad un concetto di equità…  Tante volte mi sono chiesto quante telefonate fa il direttore dell’agenzia delle entrate al presidente di equitalia per fornirgli lavoro, poi ho scoperto che è la stessa persona … 

il tecnico dei tecnici

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Un bel giorno, e siamo al nove novembre dell’anno 2011, il nostro Presidente della Repubblica, nell’esercizio dei suoi poteri, nomina un certo sig. Mario Monti senatore a vita. Questa nomina è resa possibile dall’applicazione dell’art. 59 comma 2 della Costituzione che consente appunto che il Presidente possa nominare cinque senatori a vita per aver “illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Attualmente fanno parte di questa ristretta schiera di nominati Giulio Andreotti, politico di lunghissima leva, Rita Levi-Montalcini, già premio Nobel per la medicina, Emilio Colombo, al pari di Andreotti anch’egli politico di lunghissima leva e  Sergio Pininfarina, industriale meccanico e considerato uno degli ambasciatori del made in Italy nel mondo. Del sig. Mario Monti si sa che è stato Presidente dell’Università Bocconi dal 1994, commissario europeo per il Mercato Interno tra il 1995 e il 1999 nella Commissione Santer; commissario europeo per la concorrenza fino al 2004, professore presso l’Università degli Studi di Torino fino al 1985, quando diventa professore di economia politica presso l’Università Bocconi di Milano e dove diventa direttore dell’Istituto di Economia Politica e dove, dal 1985 al 1995 è anche direttore del Giornale degli economisti e Annali di economia. Dopo qualche giorno, e precisamente il giorno 13 dello stesso mese di novembre, il sig. Mario Monti viene nominato Presidente del Consiglio in sostituzione del dimissionario on. Silvio Berlusconi, nomina che ufficialmente accetta il 16 novembre presentando contestualmente la sua lista dei ministri nella quale non fanno parte politici. Si dirà poi, ma per la verità si è detto anche prima e durante, che questo avvicendamento, formalmente provocato dalle dimissioni, è stato “voluto” ed accettato dalle forze politiche di spicco ed è stato “gestito”, pur se nella più totale legalità, dal nostro Presidente Napolitano che, proprio per questa ”regia”, ha rafforzato la sua autorevolezza ed il suo spessore anche e sopratutto a livello internazionale. Si disse, e tuttora si conferma, che la politica, attraverso il riconosciuto attuale basso livello dei suoi esponenti, non era più in grado di governare e non era più in grado di affrontare e risolvere problemi ormai improcrastinabili per cui l’unica possibile soluzione era quella di affidare ad esterni alla politica, intendendo per tali uomini non militanti e non tesserati, la gestione delle ormai necessarie riforme per tirare fuori dalle secche della crisi un Paese in palese difficoltà. E quindi, a distanza di molti anni nei quali abbiamo visto avvicendarsi nei dicasteri ministri nominati non in base al curriculum ma in base ad altri discutibili parametri, si sono rivisti ministri dotati di curriculum di tutto rispetto sia in termini di studi (non compaiono ministri laureati in Università private albanesi) che in termini di esperienze pregresse: finalmente abbiamo un governo con i fiocchi, anzi un governo con i tecnici. L’ingrato compito cui sono stati chiamati li ha portati, di tanto in tanto, a “scivolare” minando così la fama di tecnici al di sopra delle parti e proprio per questo in grado di imporre scelte sgradite a tutti. Una delle scivolate più imbarazzanti, almeno a parere di chi scrive, è stata quella di invitare gli italiani a segnalare situazioni di spreco attraverso l’invio di mail ad un indirizzo appositamente abilitato, come se loro, che alla fine sono italiani sia di nascita che di passaporto, vivessero in un altro Paese e quindi ignari del mondo che li circonda (mi chiedo se sono mai stati in un ristorante ed abbiano pagato senza ricevere lo scontrino, oppure se sono mai stati in un qualsiasi ufficio pubblico di una qualsiasi località dello stivale e non si siano imbattuti in situazioni di carenza di organizzazione e quindi di spreco, oppure non abbiano mai assistito a trasmissioni di denunce pubbliche che pullulano ormai  nei palinsesti di quasi tutte le emittenti televisive nazionali e locali), mentre una ulteriore scivolata, sempre a sommesso avviso di chi scrive, sta nel fatto di essersi rivolto ad un tecnico esterno (??), tale sig. Enrico Bondi, recentemente nominato “commissario alla Revisione della Spesa dello Stato italiano”, ovvero un commissario straordinario per la razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi con il compito di definire il livello di spesa. Ma se era, come è stata giudicata dallo stesso sig. Monti, necessaria questa figura di tecnico, e se il curriculum del sig. Bondi era “soddisfacente”, non poteva nominarlo ministro qualche mese fa ed evitare il proliferare della satira ? Tutto sommato la nomina somiglia tanto all’aneddoto che si racconta e che vede come protagonista un idraulico che, investito di un problema di tubature, suggerisca al suo cliente di rivolgersi ad un idraulico! Qualcuno potrà obiettare che i due non si conoscevano e quindi il sig. Monti non conosceva il curriculum del sig. Bondi che, giusto per inciso, è conosciuto dai media fin dall’anno 2004 quando ha iniziato a “gestire” la difficilissima situazione Parmalat con risultati tutto sommati soddisfacenti e nominando, come top manager, un tale che si chiama Giovanni Monti  figlio del sig. Mario Monti Presidente del Consiglio. C’è un detto locale, ma conosciuto dappertutto, che dice “una mano lava l’altra e tutte e due lavano la faccia” e c’è anche Il cardinale Ruini che ha coniato il detto “… a pensar male si fa peccato, ma molte volte ci si indovina”: ma che c’entrano questi due detti ? Alessandro Manzoni avrebbe risposto: “ai posteri l’ardua sentenza”…